Studio Radiologico Bosco Srl

Studio Ragiologia Bosco si occupa di:

- radiologia digitale
- ortopantomografia
- teleradiografie del cranio e della colonna vertebrale
- esami in ortostatismo
- stratigrafia
- mammografia digitale
- ecografia internistica e muscolo-scheletrica
- TAC

- dentascan
- RMN articolare
- densitometria ossea computerizzata (MOC)
- ecocolor doppler arterioso e venoso
- visite ortopediche
- esame radiografico
- mammografia
- radiodiagnostica generale
- radiografia dell'articolazione temporo mandibolare

- ecografia
- ecografia mammaria
- ecografia tiroidea
- ecografia urologica
- tac dentale
- tac massiccio facciale
- tac spirale addome
- tac spirale colonna vertebrale
- tac spirale cranio
- tac spirale encefalo
- tac spirale torace

Risonanza Magnetica Agrigento e Caltanissetta

La Risonanza Magnetica è l’esame preferito nello studio delle articolazioni poiché non comporta danni biologici al paziente venendo utilizzato un campo magnetico in assenza di raggi X; per questo motivo può essere utilizzato con tranquillità e ripetuto anche nei bambini.

Gli apparecchi di Risonanza Magnetica che vengono utilizzati nello studio delle articolazioni possono essere ad alto campo, basso campo e dedicati, ognuno dei quali presenta determinate peculiarità.

Gli operatori che lavorano presso centri di Risonanza Magnetica sono medici altamente specializzati e di pluriennale esperienza.

Le controindicazioni assolute all’esame di Risonanza Magnetica sono poche per cui l’accesso all’esame è garantito tranne rare eccezioni (portatori di pace maker, clips metalliche endocraniche).

 

Con la Risonanza Magnetica è possibile oggi esaminare nei dettagli e completamente le diverse strutture articolari (la componente ossea cortico midollare, la cartilagine, i menischi e le componenti capsulo legamentose) rendendo a volte superfluo il completamento con indagini quali l’esame RX o l’ecografia.

E’ quindi naturale, come in caso di patologia traumatica distorsiva articolare, che la Risonanza Magnetica venga utilizzata in prima istanza per la corretta gestione del paziente: è importante sapere quale tipo di lesione ci si è procurati e la sua estensione per una corretta terapia.

Nello sportivo l’esame di Risonanza Magnetica è impiegato con frequenza sia in caso di traumi sia nelle lesioni da sovraccarico dei tendini e delle ossa, con la possibilità di monitorare nel tempo la guarigione.

Durante la terapia riabilitativa post-traumatica e post chirurgica il ricorso alla Risonanza Magnetica può essere risolutivo nella diagnosi delle complicanze qualora la ripresa della funzionalità articolare non sia soddisfacente.

Nel soggetto non sportivo e nell’anziano in caso i primi esami radiografici/ecografici non diano una risposta esaustiva ad un dolore persistente, la Risonanza Magnetica può mettere in evidenza patologie altrimenti non individuabili.

Ancora nelle malattie infiammatorie l’esame di Risonanza Magnetica viene impiegato sia nella prima diagnosi che nel riconoscimento del riacutizzarsi dell’infiammazione, momento importante per instaurare la terapia a salvaguardia dei possibili danni osteoarticolari.

In ultimo, un cenno alla possibilità dell’utilizzo del mezzo di contrasto che può essere iniettato in sede intrarticolare a livello del polso, del ginocchio e della caviglia solo in presenza di un particolare tipo di patologia o in caso di negatività di una prima Risonanza Magnetica.

L’utilizzo del mezzo di contrasto per via endovenosa è invece limitato allo studio di patologie infiammatorie o tumorali, sono però singoli casi, nella pratica comune non viene utilizzato.

 

ECOCOLORDOPPLER ARTERIOSO - AGRIGENTO E CALTANISSETTA

Che cos’è l’ecocolordoppler arterioso?

L’ecocolordoppler arterioso è una metodica diagnostica non invasiva che permette di visualizzare i principali vasi sanguigni e studiare il flusso ematico al loro interno. È un esame che non reca alcun dolore o fastidio.

 

A che cosa serve l’ecocolordoppler arterioso

L’ecocolordoppler arterioso viene utilizzato principalmente per lo studio e il monitoraggio delle patologie vascolari come stenosi arteriose e venose, aneurismi, trombosi e insufficienze venose.

 

Come si svolge l’ecocolordoppler arterioso

Per eseguire l'ecocolordoppler arterioso il paziente viene fatto stendere su un lettino e sulla parte del corpo da esaminare viene spalmato un gel denso, che dà una lieve sensazione di freddo, al fine di eliminare le bolle d'aria. La sonda viene quindi appoggiata sulla zona da esaminare così da ottenere sullo schermo collegato le immagini che serviranno a stendere la diagnosi.

 

Durata dell’esame dell’ecocolordoppler arterioso

L’esame ecocolordoppler arterioso dura mediamente 15/20 minuti.

 

Norme di preparazione per l’ecocolordoppler arterioso

Nel caso in cui la zona da sottoporre a ecocolordoppler arterioso sia l’addome è necessario che il paziente sia a digiuno da 5/6 ore.

 

Controindicazioni dell’ecocolordoppler arterioso

L'ecocolordoppler arterioso non ha controindicazioni.

 

 

Densitometria ossea - Agrigento e Caltanissetta

La densitometria ossea è una tecnica diagnostica che permette di valutare la densità minerale delle ossa, risultando particolarmente utile nella diagnosi e nel monitoraggio dell'osteoporosi. Questa malattia dello scheletro si caratterizza per la riduzione del contenuto minerale delle ossa e per il deterioramento della microstruttura che le caratterizza; come tale, espone i pazienti ad un importante rischio di subire fratture anche per traumi di lieve entità. In generale, tale rischio è tanto maggiore quanto minore è la massa ossea; per questo motivo la densitometria è attualmente considerata il gold-standard per la diagnosi strumentale di osteoporosi ed un importante "predittore" del rischio di frattura.
La densitometria ossea utilizza una piccolissima dose di raggi X per stabilire quanti grammi di calcio ed altri minerali sono presenti nel segmento osseo esaminato; le dosi di radiazioni sono talmente basse che anche la frequente ripetizione dell'esame non rappresenta alcun pericolo per la salute del paziente.
Fra i differenti tipi di strumentazione disponibili, la DEXA è attualmente la più utilizzata. Il tempo necessario per l'indagine è di circa 10 minuti, non è in alcun modo dolorosa e non c'è bisogno di particolari preparazioni dietetiche o farmacologiche. Al termine della procedura il paziente può quindi riprendere normalmente le comuni occupazioni. L'unica accortezza è di rimandare di qualche giorno la densitometria in caso di recente sottoposizione ad un esame scintigrafico o radiologico con mezzo di contrasto baritato (la valutazione in merito è di competenza dello specialista in medicina nucleare). Prima dell'esame, inoltre, andranno rimosse dal campo di esplorazione parti metalliche come monete, fibie, orologi, braccialetti e simili.
I segmenti scheletrici studiati dalla densitometria ossea variano in relazione alle caratteristiche del paziente; in generale viene valutato il tratto lombare della spina dorsale nelle donne più giovani (< 65 anni) e del collo del femore in quelle più anziane e/o con patologie del rachide. A volte, l'esame può essere condotto su entrambi i segmenti o a livello del radio (avambraccio).
La densitometria ossea permette di scoprire se una persona è affetta da osteoporosi e stabilirne il livello di gravità; può inoltre quantificare il rischio futuro di sviluppare la patologia ed aiuta a valutare l'efficacia delle terapie intraprese.


L'indagine densitometrica è particolarmente indicata in presenza di importanti fattori di rischio per l'osteoporosi, che si concretizzano nelle seguenti condizioni cliniche: donne di età > 65 anni e in menopausa da almeno un decennio (alcune linee guida consigliano la densitometria ossea anche agli uomini con più di 70 anni);

 

menopausa precoce (< 45 anni);

 

menopausa chirurgica (asportazione delle ovaie durante il periodo fertile);

 

varie cause di carenza estrogenica (ipogonadismo primario o amenorrea secondaria che dura da più di un anno);

 

fattori costituzionali che predispongono all'osteoporosi (donne in pre e post-menopausa con indice di massa corporea <19 Kg/m², longilinee, sedentarie con massa muscolare ridotta);

 

importanti carenze alimentari (inadeguata assunzione di calcio e vitamina D);

 

sintomi che suggeriscono la presenza di osteoporosi: diminuzione di statura superiore a 3 cm, incurvatura della colonna vertebrale o frattura causata da un lieve incidente;

 

recente o futura sottoposizione a prolungati trattamenti con cortisonici a dosi elevate o di altri farmaci osteopenizzanti (ad esempio antiepilettici, metotrexate, terapie immunosoppressive dopo trapianto d'organo);

 

precedenti fratture non dovute a traumi di rilievo;

 

malattie che favoriscono la demineralizzazione ossea (ipercortisolismo - sindrome di Cushing, ipertiroidismo, insufficienza renale, iperparatiroidismo);

 

familiarità fortemente positiva per osteoporosi;

 

più di 20 sigarette al giorno, abuso di alcool.

 

In presenza di uno o più di questi fattori di rischio è importante rivolgersi al proprio medico per valutare l'opportunità di sottoporsi o meno ad una densitometria ossea.

 

I risultati dell'esame

Densitometria ossea

La diagnosi di osteoporosi si basa sul raffronto del risultato densitometrico con

quello medio di soggetti adulti sani dello stesso sesso e di età pari a 25-30 anni (quindi esaminati nel momento in cui raggiungono il picco di massa ossea - T-score);

e /o quello medio di soggetti di pari età e sesso (Z-score).

DENTASCAN - AGRIGENTO E CALTANISSETTA

Che cos'è?

Il Dentascan (o Dentalscan o TC dentale) è un software di ricostruzione dedicato allo studio delle arcate dentarie applicato ad un’acquisizione dei mascellari con TC.

 

Principali indicazioni

E’ diventato un imprescindibile supporto nella pianificazione terapeutica e nella valutazione e follow up delle procedure di riabilitazione implantare sia tradizionale che avanzata. Nella implantologia tradizionale la Tomografia Computerizzata, con il programma di ricostruzione dedicato allo studio delle arcate dentarie (Dentascan) e l’ausilio di programmi di ricostruzione multiplanare e 3D, è lo strumento più efficace per definire con precisione la quantità e la qualità dell’osso su cui effettuare gli impianti. Anche nella implantologia avanzata la Tomografia Computerizzata è sicuramente la tecnica di primo approccio per la sua peculiarità nello studio delle strutture ossee e per la possibilità di valutare in maniera ottimale, anche grazie al post-processing (ricostruzioni in Volume Rendering e Navigazione Virtuale), procedure di preparazione all’impianto quali il rialzo del pavimento del seno mascellare e l’osteodistrazione. Il Dentascan è inoltre da considerare, tra gli esami diagnostici dei mascellari, quello che consente la migliore definizione anatomica e la maggiore accuratezza nello studio dei processi espansivi ed infiammatori, in particolare a livello del canale mandibolare. Nella patologia infiammatoria periradicolare è la modalità diagnostica più efficace per appurare la genesi odontogena di una sinusopatia mascellare e la presenza di fistole oro-antrali. Altra indicazione significativa è lo studio delle anomalie dentarie (denti soprannumerari, inclusi, disodontiasi) per ottenere una più precisa definizione anatomica e topografica rispetto all’esame radiografico.

L’acquisizione viene eseguita a paziente supino con l’utilizzo di un distanziatore interdentario ed in condizioni di massima immobilità. Le ossa mascellari devono essere studiate separatamente, giacché presentano un’angolazione diversa rispetto al piano assiale. La durata dell’acquisizione per ogni singola arcata, eseguita con tecnica volumetrica a 64 strati a 0.625 mm di spessore è nell’ordine dei 3 – 5 secondi. Per indagini Dentascan su popolazione pediatrica sono applicati specifici protocolli a basso dosaggio.

È essenziale soprattutto ai fini implantologici, la scelta del piano di scansione, eseguita su uno scanogramma in proiezione laterale: esso infatti determinerà in modo sostanziale e non modificabile con i normali programmi Dentascan, i piani delle ricostruzioni coronali e parasagittali, perpendicolari alle scansioni assiali.
I dati acquisiti sono poi elaborati, su indicazioni date dall’operatore, che può determinare la sede, il numero e la distanza tra le ricostruzioni, direttamente dal programma dell’apparecchiatura oppure possono essere trasferiti ad una stazione di lavoro per elaborazioni successive; questa ultima evenienza ha permesso di arricchire le possibilità dimostrative dell’esame rendendo possibile, ad esempio, la visualizzazione a colori del decorso del canale mandibolare e la simulazione del posizionamento di impianti.
L’immagine assiale prescelta è posta, in genere, a livello delle radici dentarie e deve mostrare, nella loro interezza, i contorni della mascella o della mandibola; si può procedere alla ricostruzione di parte o di tutto il mascellare.
La serie completa di immagini comprende di solito 20-40 ricostruzioni secondo il piano assiale (Transaxial), 40-100 ricostruzioni sagittali oblique (Cross - sectional) perpendicolari all’asse lungo dei mascellari e 5-9 immagini coronali similpanoramiche (Panorex) su un piano curvilineo tracciato secondo l’asse lungo dei mascellari.
Si possono eseguire inoltre:

Ricostruzioni multiplanari 2D (MPR) secondo piani prescelti dall’operatore
Ricostruzioni tridimensionali 3D (SSD,VR) secondo angolazioni diverse (anteriore, posteriore, laterale, trasversale, obliqua) anche in sezioni ossee e con visualizzazione in trasparenza
Navigazione virtuale endosinusale (Navigator)
Analisi tomodensitometrica dell’osso in unità Hounsfield (ROI)

 

L’esame può essere condotto previo posizionamento di mascherine in resina con reperi radiopachi forniti dall’odontoiatra per facilitare il riferimento dei siti implantari nelle diverse immagini sia riguardo alla posizione che all’orientamento degli impianti stessi. Per quanto concerne l’arcata dentaria superiore le ricostruzioni Dentascan coronali, con una prospettiva simile alla radiografia panoramica, forniscono numerose informazioni riguardo agli elementi dentari, i processi alveolari, i seni mascellari e le fosse nasali.

Le ricostruzioni sagittali oblique evidenziano in modo ottimale la morfologia dei processi alveolari, con particolare riguardo alla struttura, allo spessore e all’altezza della corticale e della spongiosa; possono inoltre evidenziare il decorso del canale naso-palatino.
Nell’arcata dentaria inferiore le ricostruzioni Dentascan visualizzano efficacemente la branca orizzontale, la regione mentoniera, i processi alveolari, il canale mandibolare e il canale mentoniero, che ne rappresenta il prolungamento mesiale. Anomalie anatomiche quali il canale mandibolare doppio o triplo ed i rapporti tra il canale mandibolare ed inclusi dentari (disodontiasi del dente del giudizio) sono riconoscibili con estrema precisione grazie alla simultanea visualizzazione secondo piani di ricostruzione coronali e sagittali obliqui.

 

ECOGRAFIA TIROIDEA - AGRIGENTO E CALTANISSETTA

ECOGRAFIA TIROIDEA

L’ecografia della tiroide è una metodica ormai molto diffusa nella pratica clinica della diagnostica tiroidea.

Trattasi di un esame non invasivo, non doloroso, non associata a somministrazione di radiazioni e pertanto eseguibile a qualsiasi età ed in qualsiasi periodo della vita fertile (anche in gravidanza) senza alcun controindicazione.

L’ecografia, infatti, viene effettuata mediante uno strumento (ecografo) dotato di una sonda maneggiata da un medico (ecografista) che utilizza gli ultrasuoni per ricavare delle informazioni sulla composizione dei tessuti (in questo caso del tessuto tiroideo). Le informazioni ricevute vengono quindi visualizzate come immagini su un monitor.

 

FUNZIONE

L’ecografia della tiroide, pertanto, fornisce informazioni sulla morfologia e sulla struttura della tiroide (indagine morfologica) ma non sulla sua funzione; in pratica l’ecografia può dire se la tiroide è piccola o grossa, se contiene noduli o meno, se è infiammata o omogenea ma non può dire se la tiroide funziona di meno (ipotirodismo), di più (ipertiroidismo) o normalmente (eutiroidismo). Pertanto la decisione se intraprendere o modificare una terapia tiroidea in atto non può esser presa solo dopo una valutazione ecografica.

 

VANTAGGI E RISULTATI

Si può sicuramente affermare che l’introduzione dell’ecografia ha drammaticamente modificato l’iter diagnostico della patologia tiroidea; in tal senso i quadri ecografici riscontrabili da un’ecografia tiroidea possono essere schematizzati, approssimativamente, in tre categorie:

-tiroide normale: la tiroide appare di normali dimensioni, omogenea priva di noduli;

-tiroidite cronica: la tiroide appare di dimensioni normali o ridotte o aumentate, disomogenea per la presenza di aree pseudonodulari ma priva di veri e propri noduli;

-tiroide con uno o più noduli: la tiroide appare di dimensioni normali o aumentate e disomogenea per la presenza di uno o più noduli (nodulo o gozzo o struma).

L’ecografia, inoltre, permette di evidenziare la presenza di noduli di piccole dimensioni e quindi non rilevabili alla palpazione e ne permette la stima delle dimensioni e delle caratteristiche principali.

Purtroppo, però, se l’ecografia della tiroide permette anche di distinguere le lesioni solide da quelle cistiche, non consente con certezza assoluta la distinzione fra noduli benigni e maligni; per questo motivo, quindi, è talvolta necessario un approfondimento diagnostico mediante agoaspirato del nodulo. In questo caso l’ecografia può servire da guida nell’esecuzione dell’agoaspirato in quanto consente di individuare meglio il nodulo che deve essere sottoposto ad agoaspirato.

 

LIMITI

Alcune caratteristiche ecografiche dei noduli tiroidei (ipoecogenicità, disomogeneità, irregolarità dei margini, vascolarizzazione intranodulare) possono tuttavia orientare verso il sospetto di nodulo maligno ed in questi casi l’agoaspirato del nodulo è mandatorio.

Fra gli altri limiti dell’ecografia ricordiamo: a) è una metodica la cui accuratezza dipende in buona misura dall’esperienza dell’operatore; b) nei casi di gozzi voluminosi con sviluppo retrosternale la tiroide si spinge così in basso da non poter essere facilmente valutata dall’ecografia.

 

OPZIONI

Il colorDoppler ed il powerDoppler sono delle applicazioni utilizzate durante l’esame ecografico che forniscono importanti informazioni sulla vascolarizzazione del tessuto tiroideo e/o dei noduli.

Un’altra più recente applicazione, l’elastografia, invece, fornisce informazioni sulla durezza del tessuto tiroideo e può essere d’aiuto nella diagnosi differenziale fra il nodulo tiroideo benigno e quello maligno.

 

INDICAZIONI

In conclusione è indicato eseguire l’ecografia della tiroide: a) in presenza di esami della tiroide (TSH, FT3, FT4) alterati; b) in caso di positività degli anticorpi anti-tiroide; c) in caso di riscontro palpatorio di tiroide ingrandita; d) in caso di presenza di noduli.

Infine, salvo particolari indicazioni, l’ecografia della tiroide va ripetuta una volta l’anno in caso di riscontro di uno o più noduli mentre può essere ripetuta più raramente nel caso di tiroidite cronica senza noduli.

 

Ecografia Urologica - Agrigento e Caltanissetta

Ecografia della prostata

L'ecografia della prostata è un esame diagnostico finalizzato alla visione indiretta di questa ghiandola, che arricchisce il liquido seminale di importanti componenti. A tale scopo viene impiegata una sonda metallica inserita nel retto del paziente previa adeguata lubrificazione; l'apparecchio emette quindi delle onde sonore ad alta frequenza, che vengono variamente riflesse dai tessuti circostanti. Captando l'intensità degli ultrasuoni riflessi e trasformandoli in segnali elettrici prima ed in immagini poi, la sonda ecografica consente, con l'ausilio di un elaboratore informatico, di riprodurre sull'apposito schermo immagini della prostata. Così, durante un'ecografia prostatica il medico può indagare le dimensioni e la morfologia della ghiandola, ricercando lesioni o formazioni anomale. All'occorrenza, inoltre, previa adeguata anestesia della zona circostante, ha la possibilità di prelevare piccoli campioni di tessuto prostatico da esaminare in laboratorio. Questa procedura, denominata biopsia prostatica, è fondamentale per porre diagnosi di tumore in presenza di valori alterati di PSA (antigene prostatico specifico) e/o sospetto di formazioni anomale dopo esplorazione rettale digitale.

 

L'ecografia transrettale della prostata permette quindi di:

 

• valutare le dimensioni e la morfologia della ghiandola;

• indagare le cause responsabili di elevati livelli di PSA o di anomalie all'esplorazione rettale (l'urologo introduce il proprio indice nell'ano del paziente e tasta la ghiandola attraverso la parete intestinale);

• porre diagnosi precoce di tumore alla prostata grazie al successivo esame microscopico dei campioni prelevati tramite biopsia (l'ecografia della prostata, da sola, non è considerata una tecnica attendibile per porre diagnosi di carcinoma prostatico e deve necessariamente essere affiancata dalla biopsia); una diagnosi precoce, a sua volta, si traduce molto spesso in un migliore e più efficace intervento terapeutico;

• valutare lo stato di salute della prostata come "test di screening" dai 50 anni in poi;

• valutare lo stato di salute della prostata in presenza di sintomi o disturbi sospetti, come difficoltà ad urinare, diminuzione del calibro e del getto urinario, minzione frequente, infertilità;

• monitorare il grado di efficacia della terapia medica intrapresa per risolvere eventuali problemi della prostata. Sotto guida ecografica vengono eseguite anche alcune terapie contro il carcinoma prostatico, come la crioterapia e la brachiterapia.

 

 

Come si esegue l'ecografia prostatica transrettale?

Ecografia della prostata

Durante l'ecografia della prostata il paziente si trova sdraiato sul proprio fianco sinistro, con le cosce flesse verso il petto. In tutto, la procedura dura circa dieci minuti; prima dell'inserimento della sonda il medico esegue una preventiva esplorazione rettale con il proprio indice per accertare l'assenza di controindicazioni all'esame.

L'ecografia della prostata non è di per sé un esame doloroso o fastidioso, ma può diventarlo nel caso in cui si renda necessario operare una biopsia prostatica. In questo caso fitte molto brevi e di intensità limitata vengono tipicamente avvertite durante i prelievi bioptici, che vengono eseguiti in anestesia locale. In tal caso la preparazione all'esame si fa più complessa, in quanto è richiesta la sospensione di tutta una serie di farmaci eventualmente assunti e l'utilizzo di antibiotici nei giorni precedenti e per qualche giorno dopo l'esame; assai maggiore è anche il rischio di complicanze, in genere comunque transitorie.

Prima di sottoporsi all'esame non è necessario il digiuno, ma è opportuno praticare entro 3-4 ore dall'appuntamento un clistere per svuotare l'ampolla rettale e rimuovere dal retto residui fecali che potrebbero rendere meno agevole l'esame; in alternativa è possibile utilizzare una supposta di glicerina la sera prima ed una la mattina stessa. A tal proposito, comunque, è importante seguire con scrupolo le indicazioni precedentemente fornite dall'urologo che eseguirà l'ecografia della prostata. Altra raccomandazione importante è quella di eseguire l'esame con vescica piena, per cui si raccomanda di trattenere le urine nell'ora che precede l'ecografia bevendo circa un litro d'acqua.

 

RADIOGRAFIA GENERALE - AGRIGENTO E CALTANISSETTA

Per radiografia (RX) si può intendere l'immagine radiografica, o radiogramma, oppure la tecnica radiografica utilizzata per ottenere il radiogramma stesso. La scienza relativa è detta radiologia.

Tale tecnica si basa sull'interazione tra un fascio di fotoni (raggi X) diretti da una sorgente a un recettore, e la materia interposta, solitamente un corpo biologico. Gli atomi di tale corpo interferente impediscono al fotone di raggiungere il detettore, che quindi riprodurrà un'immagine fedele del corpo "in negativo", essendo impressi sulla pellicola i fotoni che invece non vengono assorbiti.

Il principale utilizzo della radiografia è in campo medico come strumento diagnostico, ma trova applicazioni anche in ambito industriale, per esempio nei controlli non distruttivi dei materiali.

Diagnostica medica

Oggigiorno il principale campo di utilizzo della radiografia è quello della diagnosi medica. Tra gli esami più comuni, lo studio dell'apparato scheletrico, che grazie alla sua densità, appare molto chiaro nell'immagine. Il suo utilizzo in ortopedia è comune per diagnosi di fratture delle ossa, lussazioni, artrosi controlli post-operatori e di patologie a carico della colonna vertebrale come: spondilolistesi, spondiloartrosi, scoliosi.

La radiografia del torace è ampiamente utilizzata per l'esame dei campi polmonari (per la ricerca ad esempio di tumori, esiti di broncopolmoniti, pneumotorace, versamenti pleurici) e delle strutture mediastiniche come il cuore e l'arco aortico.

Anche gli organi addominali vengono studiati con la radiografia, spesso facendo uso dei mezzi di contrasto per esaltare l'immagine dell'organo da esaminare. L'apparato digerente viene generalmente studiato facendo assumere una soluzione di solfato di bario (o talvolta di soluzioni iodate) per via orale (nello studio dell'esofago e dello stomaco) o per via rettale per lo studio dell'intestino crasso (clisma opaco). L'apparato urinario è spesso studiato somministrando per via endovenosa un mezzo di contrasto a base di iodio che, in tempi diversi, opacizza i reni, gli ureteri, la vescica e l'uretra. Questi esami prendono il nome di urografia. Un altro esame frequente dell'addome femminile è l'isterosalpingografia, utilizzato per la verifica della pervietà delle tube di Falloppio; la colpografia invece, utilizzata per lo studio della cavità vaginale, è ormai caduta in disuso.

 

Tecnica

Per ottenere le immagini radiologiche di una precisa parte anatomica il tecnico sanitario di radiologia medica posizionerà il paziente su un apposito tavolo radiologico o su uno schermo. I raggi X sono radiazioni ionizzanti invisibili che non danno alcuna sensazione quando attraversano il corpo. Il fascio di raggi X al suo passaggio penetra il corpo umano e viene assorbito in maniera diversa a seconda delle diverse parti anatomiche incontrate e ne esce attenuato prima di raggiungere il sistema di rilevamento.

Fino ad alcuni decenni fa, questo era generalmente costituito da una pellicola fotografica accoppiata ad uno schermo di rinforzo, in grado di impressionare i raggi X che attraversavano il corpo del paziente. Oggigiorno con l'avvento della radiografia digitale, la pellicola è stata sostituita da cassette radiografiche contenenti sostanze fotostimolabili che poi saranno lette da opportuni lettori che visualizzeranno sul computer l'immagine ottenuta. Nei sistemi più moderni, una matrice di scintillatori e CCD sono in grado di acquisire direttamente le immagini.

Una volta che il tecnico avrà prodotto tutte le radiografie, nelle varie proiezioni richieste dal tipo di esame, le immagini verranno inviate (nei sistemi più moderni attraverso il sistema PACS) al medico radiologo che provvederà al referto.

La radiografia risulta particolarmente importante ed utilizzata nell'emergenza poiché è una metodica rapida, semplice e relativamente economica ed è estremamente chiara e dettagliata nello studio delle patologie.

 

 

 

Proiezioni radiologiche

Le proiezioni radiologiche comprendono la tecnica di esecuzione atta a produrre immagini radiografiche e radioscopiche che saranno poi refertate da un medico radiologo. La radiologia tradizionale studia prevalentemente i segmenti ossei basandosi sulla richiesta medica, pertanto le proiezioni possono suddividersi in varie classi a seconda della regione anatomica di interesse iconografico. Il tecnico sanitario di radiologia medica (TSRM) si avvale delle sue conoscenze di anatomia sfruttando i punti di repere anatomici, i piani e le linee per la corretta centratura del raggio principale, del paziente e del piano di rivelazione dell'immagine radiante.

 

 

Effetti sulla salute

I raggi X sono radiazioni ionizzanti e quindi comportano un effetto biologico sulle strutture anatomiche che attraversano. Il Sievert è l'unità di misura della dose equivalente di radiazione nel Sistema Internazionale ed è una misura degli effetti e del danno provocato dalla radiazione su un organismo.

Come si può vedere dalla tabella comparativa qui a fianco, la dose per una singola radiografia è molto bassa. Ma proprio per la sua potenziale dannosità, ogni esame radiologico deve essere, per legge, giustificato da un preciso quesito diagnostico non risolvibile con altre metodiche che non comportino esposizione a radiazioni ionizzanti e l'esame stesso deve essere ottimizzato al fine di somministrare meno dose possibile ottenendo comunque un buon risultato.

Tomografia computerizzata - Tac Computerizzata Agrigento e Caltanissetta

La tomografia computerizzata, in radiologia, indicata con l'acronimo TC o CT (dall'inglese computed tomography), è una metodica diagnostica per immagini, che sfrutta radiazioni ionizzanti (raggi X) e consente di riprodurre sezioni o strati (tomografia) corporei del paziente ed effettuare elaborazioni tridimensionali. Per la produzione delle immagini è necessario l'intervento di un elaboratore di dati (computerizzata).[1][2]

È nota anche come tomografia assiale computerizzata o TAC (in inglese CAT da computed axial tomography). Inizialmente infatti le immagini venivano generate solo sul piano assiale o trasversale, perpendicolare cioè all'asse lungo del corpo, ma oggi con il movimento del gantry, cioè del corpo macchina, si possono acquisire direttamente immagini in coronale. Il vero valore aggiunto delle macchine attuali però è che acquisiscono direttamente un volume intero (acquisizione spirale), cosa che permette più facilmente e con meno spesa biologica le successive ricostruzioni tridimensionali.

Anche se il suo utilizzo peculiare è nel campo della medicina, la TC è utilizzata anche in altri campi, come ad esempio test non distruttivi dei materiali; in questo ambito viene definita Tomografia industriale computerizzata. Un altro esempio è il suo utilizzo in archeologia per ottenere le immagini dei contenuti di sarcofagi o delle mummie.

L'utilizzo della TC in ambito medico è notevolmente aumentato nei due decenni a cavallo tra il XX e il XXI secolo.[3] Si stima che circa 72 milioni di scansioni siano state eseguite solamente negli Stati Uniti nel 2007.[4] Si stima inoltre che lo 0,4% dei casi di cancro attualmente in corso negli Stati Uniti sia dovuto all'esposizione alle radiazioni dei raggi X utilizzati nelle scansioni TC.

 

La legge dell'assorbimento dei raggi X spiega come, dato un fascio di raggi X di una certa intensità iniziale , esso venga attenuato in intensità in misura esponenzialmente decrescente al coefficiente di attenuazione di massa e al cammino percorso nel mezzo . Il coefficiente di attenuazione di massa dipende dalla densità del materiale attraversato e dall'energia del fascio di raggi X.

Quindi il fascio di raggi X attraversando un oggetto verrà attenuato tanto più quanto attraverserà materiali ad alto numero atomico, tanto più sarà bassa l'energia e maggiore sarà lo spessore attraversato; viceversa, se attraversa un materiale a bassa densità, percorre uno spessore piccolo e l'energia è più alta, allora l'attenuazione sarà minore. Questo è il motivo per cui nelle radiografie analogiche gli oggetti a densità maggiore appaiono chiari (massima attenuazione) e gli oggetti a densità minore appaiono più scuri (minima attenuazione).

Il principio su cui si basa la ricostruzione tomografica è che acquisendo tante proiezioni radiografiche dello stesso oggetto ad angolazioni diverse è possibile ricostruire l'oggetto nella sua terza dimensione. Infatti acquisendo una radiografia in pratica si ottiene una misura integrale (cioè una somma lungo il percorso) dell'attenuazione del fascio di raggi X lungo una certa direzione. Riprendendo altre proiezioni a diversi angoli si ottengono altre misure che possono essere utilizzate per risolvere il problema inverso della ricostruzione dell'oggetto che le ha generate. Per ottenere la terza dimensione si utilizzano complessi algoritmi matematici tra i quali i metodi di retropriezione filtrata (algoritmo Filtered Back Projection, FBP) se il fascio di raggi X è parallelo o a ventaglio, il metodo di Feldkamp se il fascio è conico oppure metodi iterativi[6]. Ovviamente per poter applicare questi algoritmi è necessario riprendere le proiezioni radiografiche in immagini digitali cioè una matrice di numeri organizzata il cui più piccolo elemento è chiamato pixel e il valore al suo interno è un numero in scala di grigi a cui corrisponde una misura dell'attenuazione del fascio in quel punto. Dopo aver applicato gli algoritmi di ricostruzione si ottiene un'immagine digitale che rappresenta la distribuzione della densità dell'oggetto in una sua sezione interna (slice) e il cui più piccolo elemento viene chiamato voxel in quanto si tratta di un elemento di volume. Quanto più piccolo è il volume rappresentato da un voxel, tanto maggiore è la risoluzione spaziale.

Al fine di confrontare i risultati della tomografia ottenuti da diversi strumenti tomografici si definisce e si prende a riferimento la Scala di Hounsfield[7]. L'unità di misura dei valori numerici ricostruiti è HU (unità di Hounsfield). Il numero all'interno del voxel è detto , rappresenta la densità dell'oggetto in quel punto e si misura in HU se opportunamente calibrato secondo la seguente relazione:

La formula per il calcolo delle HU evidenzia come l'acqua venga presa a riferimento. Infatti il numero CT dell'acqua è ovviamente 0 HU; la densità dell'aria è considerata nulla e quindi il numero CT dell'aria assume un valore di -1000 HU; per l'osso, che ha una densità all'incirca doppia di quella dell'acqua, il numero CT è +1000 HU.

Le dimensioni di un'immagine tomografica in uno scanner medicale standard sono normalmente di 512×512 voxel e profondità di 16 bit/pixel, anche se la tecnologia attuale permette di ottenere risultati anche migliori sia in termini di numero di voxel che di risoluzione spaziale. La metodica TC consente risultati migliori della radiologia tradizionale per quanto riguarda la differenziazione dei tessuti molli. Infatti la TC produce un volume di dati che possono essere manipolati, attraverso un sistema noto come "windowing", per visualizzare le varie strutture anatomiche interne di un corpo in base alla loro capacità di attenuare il fascio di raggi X. Lo studio TC, a seconda dei distretti corporei e degli organi da valutare, può essere implementato con l'infusione di mezzo di contrasto endovenoso organo-iodato, che consente una migliore differenziazione di strutture con densità simile, o la valutazione della stessa struttura in tempi diversi, con acquisizioni multiple delle immagini e attraverso l'uso di un iniettore a flusso variabile.

 

 

 

Il tomografo computerizzato

L'emettitore del fascio di raggi X ruota attorno al paziente ed il rivelatore, al lato opposto, raccoglie l'immagine di una sezione del paziente; il lettino del paziente scorre in modo molto preciso e determinabile all'interno di un tunnel di scansione, presentando a ogni giro una sezione diversa del corpo. Le sequenze di immagini, assieme alle informazioni dell'angolo di ripresa, sono elaborate da un computer, che presenta il risultato sul monitor. Tale risultato è costituito da una serie di sezioni non necessariamente contigue di spessore preimpostato: l'insieme delle sezioni ricostruite costituiscono i dati inerenti al volume di scansione che possono essere ricostruiti da un software di rendering tridimensionale per produrre immagini tomografiche di qualsiasi piano spaziale (frontale, sagittale, assiale) o, in alternativa, per ottenere immagini tridimensionali o endoscopiche. Per ottenere le immagini tomografiche del paziente a partire dai dati "grezzi" della scansione (RAW Data) il computer dedicato alla ricostruzione impiega complessi algoritmi matematici di ricostruzione dell'immagine. I processi più importanti per ottenere le immagini dai dati grezzi sono la convoluzione e la retroproiezione o backprojection (trasformata di Radon). Le immagini di partenza di tutte le sezioni vengono normalmente registrate su un sistema di archiviazione (PACS) e le sezioni più importanti vengono talvolta stampate su pellicola. Il rivelatore ad alta efficienza è normalmente costituito da cesio ioduro, calcio fluoruro, cadmio tungstato.

Il tomografo di I generazione si basava sull'emissione di un fascio lineare di raggi X emesso da un tubo radiogeno in movimento di traslazione e di rotazione e rilevato da un rilevatore solidale nel movimento. Il tempo di esecuzione dello studio era dell'ordine dei minuti.

Nel tomografo di II generazione il fascio di raggi X ha una geometria a ventaglio di 20-30º connesso con un gruppo di 20-30 rilevatori: il tempo di esecuzione era ridotto a decine di secondi.

I tomografi di III generazione impiegano un fascio di raggi X a ventaglio di 30-50º che possono comprendere tutta la sezione corporea in esame, attraverso centinaia di rilevatori contrapposti, che compiono una rotazione completa attorno al paziente in 1-4 secondi. Nei primi modelli, ad una rotazione ne seguiva un'altra nel senso inverso, in modo che i cavi di alimentazione ritornassero nella posizione di partenza, senza attorcigliarsi. Tale metodica obbligava all'acquisizione di un solo strato per volta.

Una TAC di pronto soccorso (Ospedale di Ancona Torrette).I tomografi di IV generazione presentavano sensori fissi disposti circolarmente su tutto l'anello del gantry e sono stati abbandonati. I tomografi moderni derivano da quelli di terza generazione ma hanno una caratteristica fondamentale, quella di acquisire a spirale: nei tomografi a rotazione continua unidirezionale infatti il tubo radiogeno e i rilevatori sono montati su un anello rotante che si alimenta a "contatti striscianti" (slip ring), senza più il problema dei cavi che si attorcigliano. Questa metodica consente l'acquisizione delle immagini in modo continuo: mentre il tavolo che porta il paziente si muove su un piano di scorrimento, i piani di scansione descrivono un'elica attorno al paziente, ottenendo una scansione "a spirale". I tomografi spiroidei più comuni compiono una rotazione in più o meno un secondo e consentono un'acquisizione completa di un volume corporeo in 40 secondi - un minuto: questa avviene in un'unica apnea, riducendo gli artefatti di movimento del paziente. I moderni tomografi multistrato possono impiegare anche solo pochi secondi, ottenendo decine di scansioni per ogni singola rotazione. Tomografi superveloci possono consentire lo studio del cuore. Recentemente è stata ideata anche una tecnica che consente l'esecuzione di una vera e propria colonscopia virtuale. Sempre recentemente si assiste alla comparsa di TC con doppio tubo radiogeno, dette "dual source". Queste TC dispongono per l'appunto di due tubi radiogeni che funzionano a differenti energie; in questo modo, a causa della differente attenuazione dei tessuti sulle radiazioni a energia differente, si riesce ad avere una risoluzione di contrasto migliore.

 

 

Tecnologia multistrato

I tomografi computerizzati a multi-strato sono una nuova famiglia di tomografi ad alto livello di dettaglio anatomico (fino a 0,5 mm) e di recente introduzione della quale i primi esempi risalgono al 1998. Una corona di sensori (detti detettori) registrano l'attenuazione di un fascio radiogeno (raggi X) rotante intorno ad un soggetto e trasformano attraverso elaborazioni matematiche questi dati in immagini leggibili da radiologi esperti. Le prime TC multistrato (o multislice) avevano 2 corone di detettori.

Ad oggi le migliori hanno 640 file di detettori. Sono possibili indagini accurate di endoscopia virtuale del colon in alternativa al clisma opaco (ma la colonscopia a fibre ottiche conserva il vantaggio dell'analisi bioptica della eventuale lesione o addirittura della sua estemporanea asportazione - ad esempio, un piccolo polipo). Un'altra importante applicazione è l'analisi vascolare di piccole arterie come le coronarie che si possono studiare, in soggetti non affetti da patologia acuta, in alternativa alla più invasiva coronarografia, e gli esami cardiologici dove la TAC multi-strato consente lo studio del cuore in un solo battito cardiaco, riducendo al minimo possibile le dosi di radiazione previste per il paziente. In generale, le immagini prodotte consentono un dettaglio anatomico eccezionale a fronte però di un consistente aumento della dose efficace di radiazioni al paziente, ragione per cui è molto importante la giustificazione razionale all'esame diagnostico.

Altrettanto importante è che la dose somministrata sia la minima indispensabile per ottenere il risultato diagnostico voluto (in inglese ALARA = as low as reasonably achievable, tanto bassa quanto ragionevolmente ottenibile).

Mammografia - Agrigento e Caltanissetta

La mammografia è un esame del seno umano effettuato tramite una bassa dose (di solito circa 0.7 mSv) di raggi X.

Viene utilizzato come strumento diagnostico per identificare tumori e cisti. È stato provato che la mortalità per tumore al seno è ridotta per chi si sottopone all'esame: per questo viene consigliato un esame del seno periodico (ogni anno per le donne che hanno fattori di rischio, per esempio un pregresso tumore al seno o familiarità per esso, o al massimo ogni 2 anni in tutte le restanti donne che non hanno alcun fattore di rischio) tramite mammografia.

Come esame di screening è consigliato a tutte le donne sopra i 50 anni ogni due anni se non sono nella classe a rischio.

Durante la procedura, il seno viene compresso utilizzando uno strumento dedicato. La compressione permette di uniformare il tessuto del seno per aumentare la qualità dell'immagine, in quanto la riduzione dello spessore del tessuto che i raggi X deve penetrare fa diminuire la quantità di radiazione diffusa, responsabile della degradazione del risultato. Questo comporta inoltre la diminuzione della dose necessaria di radiazioni e degli artefatti da movimento. In mammografia di screening, vengono realizzate due proiezioni della mammella: una dalla testa ai piedi (cranio-caudale, CC) e una angolata in vista laterale (obliqua medio-laterale, OML). La mammografia diagnostica può includere queste e altre proiezioni, comprese quelle ingrandite per lo studio e l'approfondimento di particolari. Deodoranti, talco o lozioni possono sembrare delle calcificazioni, se viste ai raggi X, quindi le donne sono invitate ad evitare il loro utilizzo nel giorno dell'esame.

Fino a qualche anno fa, la mammografia era eseguita con delle cassette contenti la pellicola radiografica. Ora, la mammografia è in fase di transizione verso rivelatori digitali, conosciuti come mammografia digitale. Il primo sistema digitale è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti nel 2000. Questo progresso si è avuto molti anni dopo che nella radiologia generale. Ciò è dovuto a diversi fattori:

1.Esigenze di maggiore risoluzione spaziale della mammografia,

2.Spesa significativamente alta delle apparecchiature,

3.Preoccupazione da parte della FDA che le macchine per la mammografia digitale dimostrassero standard altrettanto buoni come lo schermo-pellicola nel rilevare il cancro al seno senza l'aumento della dose la crescita del numero delle donne richiamate per ulteriori valutazioni.

Al 1º marzo 2010, il 62% delle strutture statunitensi aveva almeno una unità digitale.

Ecografia - Agrigento e Caltanissetta

L'ecografia o ecotomografia è un sistema di indagine diagnostica medica che non utilizza radiazioni ionizzanti, ma ultrasuoni e si basa sul principio dell'emissione di eco e della trasmissione delle onde ultrasonore. Tale metodica viene considerata come esame di base o di filtro rispetto a tecniche di Imaging più complesse come TAC, imaging a risonanza magnetica, angiografia. Nelle mani del radiologo interventista è una metodica che può essere utilizzata per procedure terapeutiche mini invasive. L'ecografia è, in ogni caso, una procedura operatore-dipendente, poiché vengono richieste particolari doti di manualità e spirito di osservazione, oltre a cultura dell'immagine ed esperienza clinica.

Gli ultrasuoni utilizzati sono superiori ai 20 MHz. La frequenza è scelta tenendo in considerazione che frequenze maggiori hanno maggiore potere risolutivo dell'immagine, ma penetrano meno in profondità nel soggetto. Queste onde sono generate da un cristallo piezoceramico inserito in una sonda mantenuta a diretto contatto con la pelle del paziente con l'interposizione di un apposito gel (che elimina l'aria interposta tra sonda e cute del paziente, permettendo agli ultrasuoni di penetrare nel segmento anatomico esaminato); la stessa sonda è in grado di raccogliere il segnale di ritorno, che viene opportunamente elaborato da un computer e presentato su un monitor.

Variando l'apertura emittente della sonda, è possibile cambiare il cono di apertura degli ultrasuoni e quindi la profondità fino alla quale il fascio può considerarsi parallelo.

Stanno diventando normali le cosiddette sonde real-time, in cui gli ultrasuoni sono prodotti e raccolti in sequenza in direzioni diverse, tramite modulazioni meccaniche o elettroniche della sonda.

Quando l'onda raggiunge un punto di variazione dell'impedenza acustica, può essere riflessa, rifratta, diffusa, attenuata. La percentuale riflessa porta informazioni sulla differenza di impedenza tra i due tessuti ed è pari a:

Vista la grande differenza di impedenza tra un osso ed un tessuto, con l'ecografia non è possibile vedere dietro di esso. Anche zone di aria o gas (Z piccolo) fanno "ombra", per via di una riflessione totale.

Il tempo impiegato dall'onda per percorrere il percorso di andata, riflessione e ritorno viene fornito al computer, che calcola la profondità da cui è giunta l'eco; questo punto si riferisce ad una superficie di suddivisione tra tessuti.

Sostanzialmente un ecografo è costituito da tre parti:

 

una sonda che trasmette e riceve il segnale


un sistema elettronico che:

pilota il trasduttore
genera l'impulso di trasmissione
riceve l'eco di ritorno alla sonda
tratta il segnale ricevuto

 

un sistema di visualizzazione

 

Sistemi di scansione

I sistemi di scansione sono caratterizzati dal formato dell'immagine che a sua volta deriva dal trasduttore che si usa.

Scansione lineare

Formato dell'immagine rettangolare
Trasduttori lineari

Gruppi di elementi (da 5 o 6) facenti parte di una cortina di cristalli (da 64 a 200 o più) posti in maniera contigua, vengono eccitati in successione in maniera da formare una scansione lineare.

Scansione settoriale

Formato dell'immagine settoriale
Trasduttori settoriali meccanici a singolo cristallo, anulari, array.

Nel caso di un settoriale meccanico (singolo cristallo o anulare) la scansione viene data tramite un sistema di ingranaggi che fa oscillare il cristallo di un settore (normalmente 90°). Durante l'oscillazione il cristallo viene eccitato con una certa tempistica, in maniera da inviare gli impulsi ultrasonori, ricevere gli echi di ritorno e quindi permettere di creare l'immagine ultrasonoro all'interno del campo di vista.

Scansione convex

Formato dell'immagine a tronco di cono
Trasduttori convex

Nel caso di un trasduttore convex i cristalli vengono eccitati esattamente come nel trasduttore lineare, ma il campo di vista sarà a tronco di cono, dato che i cristalli sono posizionati su una superficie curva.

Radiologia Odontoiatrica - Agrigento e Caltanissetta

Radiologia Odontoiatrica

La diagnostica per immagini e radiologia Guerrisi si avvale delle piu’ moderne apparecchiature digitali.

 

La Tecnologia

Radiologia digitale CCD

Vengono eseguite tutte le proiezioni ad uso odontoiatrico, ortodontico e gnatologico. L`attrezzatura digitale utilizzata dal centro diagnostico per eseguire queste radiografie sfrutta la tecnologia avanzata a corrente continua combinata con CCD (camere digitali).

La Tecnica digitale diretta con camera CCD

durante l’acquisizione visualizza in tempo reale le immagini a monitor che, dopo un processo di miglioramento, vengono stampate su speciali pellicole ecologiche. Il sensore CCD ad alta risoluzione e le caratteristiche evolute della sorgente dei raggi consentono di ottenere immagini ad elevato valore diagnostico e con una dose di radiazioni al paziente inferiore del 30-50% rispetto alla tecnica con pellicola tradizionale o con sistemi ai fosfori. Grazie all’ausilio della tecnologia digitale, gli esami radiografici sono in grado di rispondere al quesito diagnostico posto dal dentista in modo mirato e specifico.

L’ ortopanoramica permette una visione globale delle arcate dentali e delle strutture ossee adiacenti ed è quindi l’esame di base di ogni trattamento dentale;
La teleradiografia consente una visione laterale o postero-anteriore del cranio; ed è l’esame solitamente richiesto in previsione di un trattamento ortodontico o gnatologico; La radiografia endorale è un esame mirato a un singolo dente e che offre, quindi, un dettaglio maggiore in quella zona specifica.

Attraverso programmi specifici è inoltre possibile ottenere immagini ad elevato valore diagnostico in aree particolari, come quelle dell’articolazione temporo mandibolare o dei seni mascellari.

La tomografia volumetrica computerizzata-TC Cone Beam

(TC CBCT 3D) permette la ricostruzione in tre dimensioni di tutta l’area maxillo-facciale e risulta indispensabile nella pianificazione di un trattamento implantologico o per individuare la posizione del nervo mandibolare nei casi di denti inclusi o da estrarre;

Ortopantomografo digitale
[Ortopantomografo Digitale Agrigento]

Ortopantomografo digitale.

L’ortopantomografo rappresenta la strumentazione radiologica che consente l’esecuzione delle panoramiche dentarie, lo studio della cefalometria (Rx telecranio per studio ortodontico), l’esame delle articolazioni temporo-mandibolari; lo strumento ha un sistema di posizionamento del paziente con centratura ottica a tre luci ed è assistito da un sistema di movimento completamente motorizzato che assicura la massima precisione nel posizionamento del paziente in qualsiasi condizione anche nelle più difficili.

 

Che cos’e’ una radiografia ortopanoramica dentale?

La Radiografia Ortopanoramica dentale (chiamata anche OPT) è un esame a scopo diagnostico delle due arcate dentali complete e del distretto maxillo-facciale.

 

A cosa serve una ortopanoramica dentale?

Per avere una visione globale dello stato dei denti, dell’osso mandibolare e mascellare, delle articolazioni.

 

Come si esegue una ortopanoramica dentale?

Utilizzando un apparecchio radiografico specifico (panoramico o ortopantomografo) che permette di impressionare un sensore digitale (camera CCD) posizionato specularmente alla sorgente che ruota intorno alla testa del paziente. Il Paziente viene invitato a mordere l’apposito bite (per il corretto allineamento delle arcate) e a posizionare la lingua rilassata e piatta contro il palato alto. Per pochi secondi il paziente non dovrà deglutire e dovrà tenere gli occhi chiusi onde evitare movimenti indesiderati.

Vantaggi

Questo esame consente di visualizzare con una sola esposizione tutte le zone oggetto del quesito diagnostico, offrendo all’odontoiatra una visuale completa dell’anatomia del paziente. L’attrezzatura utilizzata dall’Ambulatorio per eseguire questo tipo di radiografie sfrutta la tecnologia avanzata a corrente continua, garantendo al paziente la minima dose di radiazioni e un risultato finale ottimale.

Una diagnosi corretta, effettuata mediante un esame radiologico, consente al vostro dentista di individuare in modo precoce e di curare, quindi, tempestivamente eventuali patologie presenti nella vostra bocca. Tutto ciò è possibile solo se l’immagine radiografica è di qualità superiore. Con la moderna RADIOLOGIA DIGITALE DIRETTA a disposizione nel nostro centro l’immagine viene acquisita, trasmessa al computer e riprodotta sullo schermo in tempo reale con dettagli chiari e precisi. I numerosi strumenti a disposizione dell’operatore per la successiva ottimizzazione dell’immagine evitano un’eventuale ripetizione dell’esame. Niente più tempi d’attesa, dunque. L’immagine acquisita è subito disponibile per essere consegnata al paziente o inviata direttamente al dentista in modo elettronico (in merito, stiamo organizzando nuovi servizi online, sareti presto informati). L’originale dell’immagine viene memorizzata nella cartella personale del paziente presente nell’archivio del computer e potrà essere quindi facilmente richiamata per eventuali altre consultazioni o esami comparativi.

Teleradiografia cranio - Agrigento e Caltanissetta

Teleradiografia cranio

Che cos'è la la teleradiografia del cranio?

La teleradiografia del cranio è una radiografia della testa da cui si ottiene un'immagine su cui è possibile effettuare misurazioni precise delle diverse strutture e caratteristiche del cranio (l'analisi cefalometrica). È uno studio che può affiancare la panoramica dentaria preliminare ai trattamenti ortodontici. Può essere eseguita da tre angolazioni (latero-laterale, postero-anteriore e assiale), ma quella più utilizzata per l'analisi cefalometrica è la proiezione latero-laterale.

 

A che cosa serve la teleradiografia del cranio?

La teleradiografia del cranio consente all'odontoiatra di avere una visione d'insieme dell'anatomia della testa per capire se la posizione reciproca delle arcate dentarie è corretta e se i denti sono nella giusta posizione rispetto alle ossa. Permette quindi di pianificare interventi correttivi in caso di problemi come malocclusioni e morsi inversi, e nel caso dell'analisi secondo la proiezione postero-anteriore, di visualizzare frontalmente l'intero cranio per rilevare eventuali asimmetrie.

 

Sono previste norme di preparazione?

La teleradiografia del cranio non richiede nessuna preparazione.

 

Chi può effettuare la teleradiografia del cranio?

Tutti i pazienti possono essere sottoposti a teleradiografia del cranio, fatta eccezione per le controindicazioni all'esposizione ai raggi X (sostanzialmente, la gravidanza).

 

La teleradiografia del cranio è pericolosa o dolorosa?

La teleradiografia del cranio non è un esame doloroso. I rischi sono quelli corsi durante ogni esame radiologico, ma gli apparecchi moderni garantiscono l'uso della dose di radiazioni minima per ottenere un risultato ottimale.

 

Come funziona la la teleradiografia del cranio?

Al paziente viene fatto indossare un grembiule di piombo per schermare il resto del corpo dalle radiazioni. Dopo di che, il paziente viene fatto posizionare in piedi all'interno di un apparecchio chiamato craniostato, che grazie a due prolungamenti che si vanno a inserire ciascuno in un orecchio consentono di assumere la posizione corretta e di mantenerla per tutta la durata dell'analisi. Lo sguardo deve essere orientato in avanti, i denti stretti e le labbra morbide. Per raggiungere la postura più corretta il paziente può essere invitato a deglutire e a mantenere le arcate dentarie nella posizione raggiunta. A questo punto non resta che rimanere immobili per 8-15 secondi, fissando l'orizzonte.

Teleradiografia della colonna - Agrigento e Caltanissetta
[Teleradiografia della colonna vertebrale Agrigento]
Particolare radiografia, usata nelle valutazioni di scoliosi e di misurazioni degli arti inferiori, riprodotta poi su pellicola “quadrettata”.
È indicata per lo più per piccoli e giovani pazienti, anche a livello preventivo.

 

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